Tra radici e ali del teatro, recensione di “Mistero Buffo” con Pirovano

DSC_0633

“Paesaggi e Oltre, teatro e musica d’estate nelle terre dell’Unesco” è un viaggio emozionale, nei comuni di Costigliole d’Asti, Castagnole delle Lanze, Coazzolo e Montegrosso d’Asti, alla riscoperta degli scorci paesaggistici ed emotivi che sanno rendere unico il nostro territorio. Un territorio che – come sapientemente spiega la paesaggista Laurana Lajolo a inizio serata – è l’opera d’arte dei nostri contadini, costruito dalla fatica di secoli di lavoro appassionato. Profuma di lavoro contadino anche il bellissimo salotto naturale che si crea a Montegrosso d’Asti, ai piedi del maestoso castello e della chiesa, dove ieri, sabato 12 agosto, è andato in scena uno dei capisaldi del teatro popolare, “Mistero Buffo” di Dario Fo. A interpretare la pièce, Mario Pirovano (qui per l’intervista: https://sciatap.wordpress.com/2017/08/08/a-montegrosso-il-mistero-buffo-fatto-di-passione-e-ricordi-intervista-a-mario-pirovano-fedele-interprete-dellopera-di-fo/), membro della compagnia Fo-Rame, perpetuatore dell’importantissima tradizione teatrale del Nobel.

Padrone della scena sin da subito, Pirovano intrattiene il pubblico per più di due ore, nella sua eccezionale prova d’attore. I pezzi di “Mistero Buffo” rappresentati sono quattro, i più significativi – a detta dell’interprete stesso – sia per i temi trattati sia per la sua crescita teatrale. Si inizia con ‘Il miracolo di Lazzaro’, per poi proseguire con ‘La fame dello Zanni’, ‘Bonifacio VIII’ e ‘Il primo miracolo di Gesù Bambino”. Storie apparentemente molto diverse, ma accomunate dall’immenso valore aggiunto che permea l’intera opera di Fo: la capacità di rileggere la tradizione con comicità e profondità al contempo. Così, le leggende popolari vengono restituite al pubblico con una luce nuova, la luce di chi è capace di attualizzare e interiorizzare testi di secoli e millenni fa. Si crea uno strano gioco all’assurdo, in cui la realtà supera la fantasia, ed è così che Bonifacio VIII diventa il Cardinal Bertone e Gesù bambino, deriso perché palestinese, richiama tutte le vittime di razzismo di oggi. La platea reagisce alle provocazioni, ride fino alle lacrime, in un meccanismo istintivo e liberatorio. Allo stesso tempo, tuttavia, si sente partecipe dei temi presentati: quelli della povertà, della disuguaglianza, dell’ingiustizia e della soverchieria. Sono proprio queste, infatti, le tematiche universali che riescono a stimolare la curiosità e l’attenzione del pubblico, che dal palco sente parlare di sé, ma anziché autocommiserarsi riesce a ridere, a prendersi con leggerezza.

Pirovano ha la comicità semplice del teatro popolare, la sensibilità accorta di chi vuole andare oltre all’apparenza, il coraggio di raccontare le cose per come stanno, senza false censure, la forza gentile di sorprendere, il talento di chi riesce a farti tenere il cuore attento a una storia fino all’ultimo sospiro e l’amore per rendere immortale il teatro che l’ha fatto innamorare, sentire vivo. Infatti, la sua versione è fedele all’originale, ne riprende gli schemi e i ritmi, senza mai diventare una vana imitazione.  Dal maestro, Pirovano acquisisce la gestualità e il linguaggio, singolari. La parlata è un impasto di dialetti settentrionali, un grammelot farsesco, che si farcisce di onomatopee prive di senso eppure profondamente calzanti ed evocative. L’effetto è una mescolanza di suoni inconsueti, parole da masticare e toni, idiomi reali e termini inventati, che, pur nell’apice del suo intento parodico, non perde la caratteristica di essere comprensibile, nella sua incomprensibilità. Ma anche la mimica assume grande importanza nel teatro: così, vengono valorizzati ed enfatizzati anche i gesti, le espressioni del volto, i respiri, l’aggrottare di sopracciglia, le risate, i silenzi. Talvolta condotti all’eccesso, con occhio ironico-parodistico, tutti i segni e le facce di Pirovano narrano, già da soli, le storie. Storie che, prima di essere recitate, vengono introdotte dall’attore, come già faceva Fo. Ma è anche quello parte dello spettacolo, anche la spiegazione si tinge dell’umorismo internazionale e di quotidianità e sono proprio quelli i momenti in cui Pirovano si reinventa di più, emulando il modello del maestro e proponendo una visione fedele mai banale e scontata.

In chiusura della serata, l’interprete offre un omaggio al suo maestro, con una lettera di Beolco Ruzante, drammaturgo padovano del ‘500, da cui Fo affermava di aver imparato a liberarsi della scrittura letteraria convenzionale. Ancora una volta sul palco sembra riapparire il grande Dario, colui che ha piantato le radici del teatro. Radici che oggi, grazie al talento e alla passione di Pirovano, sono diventate rami da cui crescono rigogliose le foglie del Teatro vero, quello che ha sempre storie che rimangono nel cuore, se si ha l’onore e il piacere di ascoltarle, almeno una volta.

Il cartellone di “Paesaggi e Oltre”, promosso dalla Comunità collinare tra Langa e Monferrato, che ha la direzione artistica del Teatro degli Acerbi e il contributo di Regione Piemonte, Fondazione C.R. Asti e Fondazione C.R.T., torna martedì 15 agosto alle 21.15 a San Michele di Costigliole d’Asti per un imperdibile Ferragosto a teatro, con il grande Titino Carrara e Maurizio Camardi ne ‘La terra della mia anima’.

Irene Conte

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...